Tra due giorni ha inizio l’ottava edizione della Biennale di
danza a Venezia. Si terrà dall’otto al ventiquattro Giugno e presenterà cinque
prime mondiali e cinque novità per l’Italia. Il festival è diretto da Ismael
Ivo e si intitolerà Awakeningsper celebrare e invitare al risveglio della vita e della creatività ,
“Il movimento è vita. Il cuore dà il ritmo e il corpo muove un passo. Queste
sono le dinamiche della sopravvivenza e dell’esistenza”, scrive Ivo.
All’interno del festival ci sarà anche uno spazio
dedicato a lavori inediti e innovativi scelti tramite bando, Marathon of the Unexpected.
Di seguito il
programma:
Arsenale della Danza / Ismael Ivo Biblioteca del
corpo 8-9-10 giugno
Teatro alle Tese ore 20.00
Compagnia Virgilio Sieni De anima 8-9-10 giugno
Teatro Piccolo Arsenale ore 22.00
Cristiana Morganti Moving with Pina 12-13 giugno Sala
delle Colonne di Ca' Giustinian ore 20.00
Balé Teatro
Castro Alves 1por1praum
13-14-15-16-17 giugno Corderie dell'Arsenale ore 14.00 > 17.00
Shobana Jeyasingh Dance TooMortal
14-15-16 giugno Chiesa anglicana di St. George's ore 19.00, 20.00, 21.00
Durante il festival, il 20 giugno, verrà
consegnato a Sylvie Guilliem il Leone d’oro alla carriera che in passato era
stato attribuito a Merce Cunningham (1995), Carolyn Carlson (2006), Pina Bausch
(2007), Jirí Kylián (2008) e William Forsythe (2010). E per la prima volta alla Biennale di Venezia proprio Sylvie
Guillem porta l’ultimo spettacolo6000
MilesAway, composto da
un trittico di pezzi che per lei hanno creato i massimi coreografi: ilpas de deuxRearraydi William Forsythe, su musiche di
David Murrow, l’assoloByedi Mats Ek, sulle note dell’ultima
Sonata di Beethoven e il duetto da27’52’’di Jirí Kylián, quest’ultimo
interpretato da Aurélie Cayla e Kenta Kojiri, sulle musiche di Dirk Haubrich.
Mercoledì per me è stata
una giornata emozionante. Qualche giorno prima mi è arrivato un invito per
vedere Il lago dei Cigni dell'Opera di Stato di Praga al Teatro Massimo
Bellini. Mi sono incontrata con la persona che mi ha invitata proprio nella
meravigliosa piazza del teatro Massimo che al tramonto assume dei colori
meravigliosi e dopo un breve aperitivo abbiamo incontrato la dolcissima
truccatrice del teatro che mi ha portato dietro le quinte e...che emozione!
Erano due anni che non sentivo quell'odore inebriante del palco. Il sipario
chiuso, i ballerini che si scaldavano e tutti quei tutù bianchi dei cigni
posizionati a testa in giù per non far abbassare il tulle. Dopo questo assaggio
siamo state accompagnate nella balconata centrale e lo spettacolo ha avuto
inizio. Seppur visto e rivisto è sempre emozionante vedere le coreografie de Il
lago dei Cigni e soprattutto sentire le musiche dal vivo dell'orchestra. E il
teatro, che dire? Stupendo. Immaginavo fosse bello, ma non pensavo così tanto!
Credo uno dei teatri più belli che abbia mai visto!
Ho conosciuto Fabio Crestale
sul web, tramite facebook, e l’ho “osservato” per un po’. E lentamente mi ha
catturato. Con lui ci si può immedesimare, da lui si può trarre esempio. È una
persona moto umile, che ha faticato molto per conquistare quello che ha e
continua a lavorare duro per andare avanti sempre di più. Nessuno gli ha ma
regalato niente. Tutto ciò che ha ottenuto è frutto della sua passione e della
sua caparbietà. Gli ho proposto un’intervista e ci siamo incontrati in una
videochiamata e con sottofondo le urla dei miei bambini abbiamo chiacchierato
per quasi un’ora.
Fabio, è da un pò che ti seguo sul web e la
prima cosa che ho letto è stata una tua risposta ad una breve intervista del
2006 in cui tu dicevi che il tuo sogno era di entrare a far parte di una
compagnia e di danzare su coreografie di Mats Ek. Hai fatto molto di più. Sei partito come tanti
da una normale scuola di danza e sei arrivato a danzare per coreografi di fama
internazionale, a creare una tua compagnia e a tenere lezioni di danza
contemporanea in diversi stage. Ci vuoi raccontare questa tua scalata e in che
modo sei riuscito ad arrivare a livelli così alti, oltre al tuo talento
ovviamente? Qual è stato il tuo trampolino di lancio?
Io ho fatto le classiche
scuole di danza. Ho vinto varie borse di studio che mi hanno permesso di girare
tanto, a Roma, a Firenze, Londra, New York dandomi la possibilità di studiare
con diversi insegnanti e coreografi, non
mi sono formato in una vera e propria accademia.
Non sono mai stato fisso
in una scuola anche perché credo che la formazione fondamentale che si può
raccogliere studiando in una grande scuola come un’accademia dalla quale
passano tanti nomi che consentono di acquisire svariate esperienze, la si può
ottenere anche nelle piccole realtà, come è stata la mia, spostandosi nella
varie città. Più gente vedi, più
coreografi puoi conoscere, più
esperienze acquisisci e questa cosa mi ha aiutato enormemente. E poi io sono
sempre stato uno spirito un po’ libero, dopo
un po’ avevo bisogno di evadere dalla situazione in cui mi trovavo, non perché
avessi smesso di apprendere, perché nella danza si sa, non si smette mai di
imparare, ma perchè prevaleva l’istinto di apprendere altro all’ormai acquisita
meccanicità dell’esecuzione. Questo secondo me fa la differenza tra danzatori e
danzatori, e questo oltretutto mi porta ad essere me stesso seppur con tante difficoltà,
tante fragilità, ma questa modalità miaiuta ad esprimermi. Questo modo di studiare consente di diventare
versatile. La difficoltà è nel saper danzare con diversi coreografi.
Ho anche lavorato tantissimo per una
coreografa e insegnante, Valentina Benedetti, una persona straordinaria con sensibilità e rispetto verso l'arte enorme, per me lei è stata una grande maestra, mi ha formato molto. Penso che lei sia una grande artista. Tante sue coreografie le abbiamo
portate in giro nei concorsi per far vedere noi come danzatori e lei come
coreografa. A lei devo tanto perché
proprio lei mi ha fatto capire questa sensibilità di acquisire svariate esperienze.
Un'altra persona a cui devo la mia formazione, che mi ha dato tanti consigli per crescere e che tutt'oggi è un mio punto di riferimento, è Nadja Bussiem, grande professionista di danza classica, ex prima danzatrice al teatro di Mannheim.
Nel 2007 sono partito per
studiare a New York nei centri Steps-Aalvin Ailey Dance Center-Broadway Dance
Center. Andando via dall’Italia è partito il tutto.
Mi è
sembrato di capire che devi molto alla città che ti ha adottato, Parigi.
Raccontaci il tuo rapporto con questa
meravigliosa città.
Quando sono arrivato a Parigi
è stato un amore a prima vista, ma allo stesso tempo uno schiaffo. Sono
arrivato in una città enorme dove l’arte è a 360°. C’è spazio per tutti. È una
città che ti da tante possibilità. Ti ritrovi ad essere come un bambino quando
gli dai una scatola di cioccolatini.
Inizialmente è stato difficilissimo. A Parigi
entri in una realtà completamente diversa, la lingua, la città, la burocrazia,
il modo di pensare completamente diverso dal nostro. È stato come ricominciare
di nuovo a danzare, perché il contemporaneo francese è molto concettuale.
Quindi ho ripreso da capo tutto un
lavoro, ho cercato di entrare nella mentalità francese, ho ripreso a studiare
con tante persone diverse in modo da comprendere quello che vuole ciascun
coreografo quando si fa un’ audizione, in modo da evolvere il movimento in base
alla situazione in cui mi trovavo.
Inizialmente è stato
difficile, mi sentivo molto solo, Parigi è una città carissima, studiavo,
facevo audizioni, mi dicevano sempre no, troppo alto, troppo tecnico, troppo
principe. Ad un certo punto ho capito che dovevo lavorare più da un punto di
vista psicologico nel senso che ho cominciato a capire com’è la danza francese,
cambiando il mio modo di danzare
E così ho cominciato a
integrarmi in questa città. Dopo quasi un anno e mezzo ho iniziato a lavorare
in alcune compagnie francesi, ho vissuto di risparmi, ho cominciato a farmi
conoscere e a comprendere com’è il sistema.
Ho visto le tue foto alle prove della Bayadere nel
più grande e importante Teatro di Parigi,un sogno per tanti danzatori e tu eri
lí, con la Zakharova. È stato bello vedere le foto del dietro le quinte, l'impressione
era quasi di essere in un qualunque saggio di danza e invece eri in un posto
sacro per i danzatori. Ti va di raccontarci questa esperienza?
Io non sono un danzatore fisso del teatro. L’Operà è un istituzione per la Francia dove c’è una
gerarchia immensa, puoi fare il contorno nel corpo di ballo, però la cosa bella
per la quale io ogni giorno ringrazio mio padre che non c’è più, è che sono
entrato in un golden temple, ho visto cose che ti fanno capire che sei di
fronte ad una cosa enorme. Anche essere lì e fare solo tombé pas de bourée e
poi stai fermo, vedi coreografi mondiali, etoile!
Ero quasi ipnotizzato perché
le emozioni sono troppo forti, e io che sono molto emotivo mi faccio
coinvolgere dalle emozioni così tanto da perdere la concentrazione. È un’esperienza meravigliosa dalla quale ho
appreso molte cose importanti della danza.
Hai una tua compagnia di danza, I funamboli. Com’è
nata e in che modo ti sei fatto conoscere in Italia?
Ho creato la mia
compagnia I funamboli e l’ho chiamata
così perché tutto è legato a delle emozioni a delle sensazioni, siamo tutti i
giorni in cerca di equilibrio, per noi danzatori il lavoro è instabile, l’arte è instabile. L’arte è per me
imperfetta, perché l’artista trasmette i
suoi sentimenti, le sue fragilità nei suoi lavori, nelle sue opere e quindi
traspare la sua instabilità nell’arte, poi che sia perfetto il passo è un altro
discorso, è tecnica. Quindi l’ho chiamata i funamboli perché penso che siamo
sempre in equilibrio precario.
La compagnia è basata a Parigi, è emergente, ho mostrato una mia coreografia “Il muro” a
dei miei colleghi di teatro, ad un danzatore, Mallory Gaudion, gli è piaciuta tantissimo
tanto da inserirla in suo progetto (www.tutudanceproject-en.org) dove gli stessi coreografi danzano le
proprie coreografie e lui danzerà per me. È un progetto molto grande con nomi
grandissimi e io sono onoratissimo di farne parte.
In Italia le strade mi si sono aperte un po’ grazie alla partecipazione
ad Xl anticorpi dove sono stato selezionato
e ho danzato al festival ammutinamenti
a Ravenna. È stato bellissimo perché ci siamo esibiti in un museo e perché hanno
apprezzato il mio lavoro. C’è chi mi ha detto che somiglio a Mats Ek, ma quello
che io dico è che posso essere ispirato a qualcuno, ma quelli che hanno inventato
la coreografia sono stati loro , noi cerchiamo di fare meglio ciò che è stato già
creato. Da Ravenna hanno cominciato a
darmi altre date, mi hanno invitato a Civitanova danza, farò l’apertura della
serata con Aterballetto, danzeremo fuori in una sorta di danza urbana, che a me
fa impazzire, mi rispecchia, ci saremo noi, Aterballeto e un'altra compagnia.
Nel mio lavoro di spionaggio ho visto anche uno
stage che hai tenuto all'accademia Normanna a Napoli. Qual è il tuo obiettivo
durante le lezioni?
Mi piace tantissimo insegnare,
però stage, non corsi fissi, dove la gente può essere di passaggio, dove posso
dare delle informazioni su di me, di quello che ho imparato, voglio dare le mie
informazioni che ho appreso nel mio percorso fino ad oggi, voglio trasmettere
il mio modo di pensare, dare consigli. Io do consigli e ognuno li fa suoi
perchè siamo tutti diversi.
Ho avuto la fortuna di
conoscere una scuola di Treviso, Fifth Treviso di Silvia Funes, una scuola di altissimo livello e Silvia è una grande professionista. E ho anche conosciuto
Dino Carano, direttore artistico dell’accademia normanna, una persona molto
umile e professionale con un gran rispetto per l’arte che mi ha fatto amare
Napoli. Grazie a lui sto lavorando tantissimo con l’accademia normanna e tante
altre scuole. Ed è bellissimo perché gli allievi hanno molto rispetto. Quando
io sono a lezione mi metto a loro livello, non mi pongo io insegnante-loro
allievi, la disciplina non deve mancare, posso fare cose difficili ma li
rassicuro, la difficoltà può arrivare come no, li devi portare, come un pastore
porta il suo gregge, se li porti al tuo lavoro allora loro arrivano a fare al
meglio quello che riescono.
Loro prendono da te, ma tu da loro cosa riesci
a prendere?
Io la metto anche sul
lato sensibile, prendo il loro approccio,
prendo la loro sensibilità, il loro modo di esprimersi per poi
arricchirmi, prendo i loro modi di entrare nella coreografia per poi caricarmi
di emozioni che mi possono aiutare a crescere nel mio lavoro e comprendere le
persone che fanno la mia professione e queste certe volte queste mi aiutano
nell’immaginare quello che vorrei creare con la loro sensibilità. Durante gli
stage io do il massimo e loro, gli allievi, mi ricaricano.
Tornerai in Italia?
In Italia non penso di
tornare per il momento perché mi sono costruito troppo qua e adesso la Francia
mi sta aiutando e quindi la ringrazio, amo tantissimo il mio paese,penso che
sia un paese stupendo, ma penso che il
nostro sia un popolo molto legato a tutto ciò che luccica. Troppi soldi buttati
in trasmissioni televisive sulla danza che potrebbero invece aiutare teatri e
compagnie emergenti.
Di seguito un video de "Ilmuro"
Video stage Fabio Crestale all'accademia normanna a Napoli
Vi aggiorno un po’ sui prossimi passi e sulle prossime
novità.
Intanto vi dico subito che purtroppo il premio “Volevo essere
Giulietta” è stato rimandato a data da destinarsi per problemi organizzativi
con il laboratorio di scrittura critica…peccato, ma ci rifaremo!
Continuiamo invece con una buona notizia e cioè che Volevo essere
Giulietta dopo aver aperto una rubrica su Visione di Oggi, apre un blog su
Style.it!!!
A breve pubblicherò la prossima intervista a Fabio Crestale
e un’intervista alla truccatrice del teatro Massimo Bellini di Catania.
Infine, continuerò a vedere spettacoli per me e per voi,
sempre che riesca ad organizzarmi come ho fatto fino ad oggi con i miei due
bimbi, grazie all’aiuto dei miei genitori ma soprattutto del superpapà!
Da lunedì i miei piccoli inizieranno la grande avventura
dell’asilo nido e io tra qualche giorno tornerò a lavoro.
Sono arrivata tardi
nell’apprenderla, ma in fondo non poi così tanto, ancora in tempo, per un pelo!
La danza approda al
cinema, non con un film, ma con spettacoli live. Il 15 Maggio i più
informati di me hanno potuto assistere in diretta live a Romeo & Giulietta
direttamente dall'Operà de Paris. Il 31 maggio in
prima assoluta si potrà assistere allo spettacolo del Nederlands Dans Theatre
in diretta mondiale via satellite con la possibilità di affacciarsi anche
dietro le quinte durante l'intervallo. E il 24 giugno
sempre in diretta live potremo vedere la Bayadere de Il balletto del Bolshoi dall'omonimo teatro. Certo, non sarà mai
come essere proprio lì, ma credo che sarà comunque emozionante.Di sicuro non sarà come vederli in tv... Dove si potranno
vedere questi live? In cinquanta sale cinematografiche, la cui lista potete
trovarla nel sito di Nexo Digital. Che dirvi? Buona visione! Io andrò a vedere
Raymonda, il Bolshoi arriva proprio vicino casa mia...
Intorno ad una tazza da tè possono ruotare varie relazioni sentimentali?
Sì.
È quello che ho
visto al teatro Erwin Piscator di Catania. Due tazze, due piattini, due
cucchiaini, una scopa, una sedia da ufficio, quattro donne e un uomo. Le tazze
legavano le relazioni. L'uomo si legava alle donne e il tutto risultava un
intreccio inesplicabile di sentimenti, passione, rabbia, rassegnazione. Delikatessen,
relazioni appunto. Coreografia di Enrico Musmeci, che dopo aver girato in lungo
e in largo l’Europa adesso ha sede ad Acireale presso DanzAteliers. I nostri
talenti per fortuna tornano regalandoci le loro creazioni. Uno spettacolo
ironico, dove l'espressività dei ballerini ha fatto da padrona, accompagnati da
un mix di musiche che sottolineavano i vari intrecci tra l’uomo e la forte e
diversa personalità delle quattro donne. Un'ora di
teatro-danza con coreografie dinamiche, con un filo conduttore quasi “cinematografico”
come riporta una loro recensione. Un’ora spensierata di sorrisi e bravura.
Ho infine apprezzato
molto il saluto del coreografo che ha sottolineato l'importanza di riempire i
teatri. In un momento difficile come questo per i teatri italiani, anche i
piccoli messaggi, come quello lanciato da Musmeci, risulta importante. Un
messaggio che prende maggior valore quando a farsene portatore è il coreografo
che parla direttamente con i suoi spettatori senza dileguarsi dietro le quinte.
Non avevo nessuna
voglia di andare a vedere Succo di Vite,
uno spettacolo di danza e teatro sui temi biblici con coreografie di Daniela
Campione. Per quanto la religione mi stia a cuore, non avevo la giusta energia
per affrontare certi importanti temi. E invece mi sono seduta nella poltrona
del piccolo Teatro E.Piscator a Catania sbadigliando e mi sono alzata
schioccando emozionata le mani.
Lavoro arduo quello di scegliere tra l'infinità di brani della letteratura sul
cristianesimo, sul rapporto Dio-uomo. Bibbia, salmi, cantico dei cantici e
libro della sapienza, ma anche citazioni di un più contemporaneo Dostoevskij.
Versi raccolti in un'ora di musica, danza e prosa. Intense le
interpretazioni degli attori e dinamica tutta la scena. Gli attori recitavano
in sala e sul palco, si rincorrevano in platea appoggiati dalle coreografie che
esaltavano i testi. Avvolti tutti da una benda sugli occhi,come se non
volessero vedere, non volessero conoscere l'immenso mistero di Dio fino a
sottolineare alla fine l'importanza della Sua presenza nella nostra
quotidianità, abbracciando la Sua immensità.
Bravi gli attori, Gabriele La Spina, Damiano Pellegrino e Mario Piana, e i danzatori, Salvo Alicata e Stefania Grasso, e brava soprattutto Daniela Campione, non
conoscevo il suo talento, la sua leggiadria e la sua precisione nei movimenti.
Le sue coreografie per niente scontate delineano un suo attento stile.
Prossimo
appuntamento il 17 Maggio al teatro E.Piscator di Catania con Delikatessen, coreografie di Enrico Musmeci.